"I consultori familiari in questi quarant’anni si sono posti a fianco delle famiglie con l’attitudine del buon samaritano, aiutandole ad attraversare le numerose sfide che hanno contrassegnato l’attuale cambiamento d’epoca."

gruppo CFCTroppo in fretta, troppo presto, troppo improvvisamente. Saremmo tentati di dire, se non credessimo, se non ci fidassimo, se non sperassimo nella Provvidenza. 

Lei che ha cura nel palmo della sua mano dei giorni dell’adulto, del giovane, del bambino, del vecchio, del padre, della madre, che ritorna a Lei, pur nel pianto di chi li ama e nel mare dei perché che si alzano dalla terra al cielo. Pianto che ci unisce a Maria sotto la croce, perché che ci uniscono a Cristo sulla croce.

Sì, la Provvidenza ce lo ha dato e la Provvidenza, chiamandolo a sé ancora nel fiore degli anni e nel pieno delle sue attività e delle sue iniziative, ce lo ha proposto inaspettatamente a modello di dedizione al bene della famiglia, a noi che ci dedichiamo ad essa nei consultori familiari, sorprendendoci come soltanto Lei sa fare.

E lo ha fatto, innalzandolo al Cielo, nel pieno vigore della sua maturità umana, nel pieno fiorire del suo sacerdozio e, per noi, per la nostra Confederazione, nel pieno dispiegamento di energie per l’affermazione e la diffusione dei consultori familiari, quando aveva ancora tante cose da fare. Quasi a volerci dire voi dissodate la terra, seminate, diserbate, fate in modo che le piante portino frutto, ma sono io che le faccio germogliare, do loro l’acqua e il sole. Do io il sale e il sapore alle cose. Voi, sì, siate sale, perché se voi non siete sale, come farò io a dare il sapore alle cose? Perciò grande è la responsabilità che ci lascia in eredità don Edoardo. Egli che è stato sale per molte cose nelle mani della Provvidenza.

La sua passione per i consultori, nel mondo dei quali fu coinvolto agli inizi del suo sacerdozio, non aveva soltanto un carattere emotivo. Era una passione lucida, solida e lungimirante, cresciuta di pari passo con la conoscenza sempre più prossima di questo nostro mondo, che iniziò a praticare in quel di Lombardia. Sicché apprese a guardare la realtà dei consultori familiari nella singolarità di ciascuno di essi e nell’organicità del loro essere associati, prima a livello di Federazione Lombarda e poi di Confederazione Nazionale, da Consulente ecclesiastico prima e da Presidente poi, sapendo dare a ciascuno il suo e a tutti la sua personale partecipazione di prossimità e la sua preparazione, unita alla sua ferma convinzione e fiducia nella bontà intrinseca all’istituto del consultorio familiare, tessendo all’interno e fuori della Confederazione una rete di relazioni personali e istituzionali. Del resto agire per costruire e ricostruire relazioni è alla base stessa dell’agire del consultorio familiare.

Quella tangibile e concreta passione per i consultori aveva un faro, quasi un’etica, per il suo lavorare e il suo dedicarsi ad essi. Egli sosteneva il diritto per ogni soggetto e per ogni persona a fruire al meglio i servizi del consultorio familiare secondo le distinte e convergenti componenti a carattere umano, sociale, civile ed ecclesiale che lo caratterizzano e lo contraddistinguono. Lo spettro di ciascuna di queste componenti appartiene ad ogni donna e ad ogni uomo che bussa al consultorio, nel loro essere persone e nel loro fare famiglia. Appare evidente come il compito di un consultorio familiare non sia di poco conto, bensì multi potente e multi direzionale, e perciò questo si deve dotare al meglio possibile di servizi e competenze che vengano incontro alla persona che ad esso si rivolge. Pertanto è un servizio che bisogna affermare, diffondere e sostenere: questo ha fatto suo Don Edoardo.

Egli ha potenziato e ha portato alle sue legittime conseguenze il presupposto istituzionale originario dei consultori familiari di ispirazione cristiana: la salvaguardia dei buoni rapporti familiari sono garanzia di buoni rapporti sociali, che consentono alla persona di vivere appieno le sue potenzialità soggettive, con risonanze nell’affettività domestica, nell’attività lavorativa, nella progettazione delle aspettative individuali, sociali, culturali, politiche, spirituali, ecc.

Poiché un punto di forza per il suo agire era il riconoscimento e la difesa del diritto umano, sociale e civile per ogni cittadino ad avere un servizio consultoriale efficiente ed efficace, prossimo al suo vissuto e al suo territorio, egli affermava tale diritto in varie sedi, secondo il suo stile, con la sua visione ampia e aperta alla partecipazione, al coinvolgimento, con il grande strumento della sua competenza maturata negli anni. Da qui gli sforzi, condotti con pazienza, pacatezza, impegno e tenacia, per interloquire con i rappresentanti degli enti pubblici, in ordine alla progettazione di servizi per le famiglie, in sinergia con le reti associative portatrici degli stessi obiettivi, sulla base dei diritti delle famiglie che chiedono di ottemperare al meglio al loro mandato umano, sociale, affettivo, culturale e, parlando di diritto, costituzionale.

La volontà di una sapiente interazione del consultorio familiare d’ispirazione cristiana con la società civile ha dato un importante impulso all’adeguamento dello Statuto della Confederazione e, a cascata, quello delle Federazioni Regionali e dei consultori, alla riforma del Terzo Settore, che Don Edoardo con un impegno preciso, mirato, stimolante, benché faticoso, ha portato avanti in questi ultimi due anni con incontri e convegni ad alta specializzazione e condotto a termine con la firma notarile nell’Assemblea della CFC, tenutasi a Roma il 28 giugno 2019, ultimo atto ufficiale di Don Edoardo nella Confederazione.

In questi termini potremmo dire che la passione di Don Edoardo per i consultori familiari era una passione civile, che viveva come persona e come Presidente di una associazione nazionale di consultori familiari. Passione che lo conduceva ad agire quasi fosse un dovere morale.

Questa passione civile in lui andava di pari passo, in modo indiscutibile ed entusiasta, con la passione e la visione ecclesiale, che costituisce l’altro punto di forza primario, originario e originale, dei nostri consultori. Essi, infatti, sono una forma di risposta pratica alla sollecitazione paolina Charitas Christi urget nos, che illumina l’ispirazione cristiana dell’agire dei consultori della CFC. La qualità provata delle sue prestazioni di questo agire vuole indicare la qualità e la grandezza della più alta realtà mondana creata: E vide che era molto buona.

Del resto l’interazione temporale-trascendente è insita nell’idea stessa dei consultori familiari d’ispirazione cristiana ed è noto il loro coinvolgimento nella realtà storica della nostra società. Sappiamo che a far emergere in Italia in forma ampia, diffusa e significativa, sia socialmente che culturalmente, la realtà dei consultori familiari è stata la Legge di Stato n.405/75, istitutiva dei consultori familiari del Servizio Sanitario Nazionale. Legge, seppure nei distinguo, tenuta presente nella sua organicità positiva e propositiva dalla concezione organizzativa ed operativa del consultorio di ispirazione cristiana, le cui radici affondano tuttavia in una storia ventennale precedente tale legge, alla cui idea e pratica anche tale legge attinse. È notevole, in questo senso, che la Confederazione dei consultori familiari d’ispirazione cristiana, essendo presidente Domenico Simeone, nel 2015 ha celebrato con un convegno ad hoc i quarant’anni di quella legge. È stata proprio l’ispirazione cristiana a caratterizzare la CFC sin dal suo nascere (1978). Ispirazione che, dopo i primi anni dell’affermazione dei consultori sul territorio nazionale ed a motivo di essa, è stata ripresa e ribadita dal Direttorio della CEI di Pastorale Familiare del luglio del 1993 (n.249-254), che ha chiaramente distinto, senza contrapporli ma chiamando entrambi a occuparsi della famiglia, il campo della pastorale familiare da quello del consultorio familiare. Da prete qual era impegnato anche nella pastorale familiare egli sapeva distinguere l’ambito pastorale dall’ambito consultoriale.

L’allegoria consultorio-locanda della famiglia, ispirata dalla parabola del Buon Samaritano, variamente ripresa da Don Edoardo, torna utile ad illustrare al meglio tale distinzione, illuminando contestualmente tanto la dimensione “temporale” quanto l’ispirazione cristiana del consultorio. Il consultorio-locanda è il servizio/luogo umano dell’accoglienza che non è la sinagoga-chiesa, servizio/luogo spirituale-pastorale dell’accoglienza. Come il consultorio può assumere modalità proprie del pastore, nonché può avere eventuali esiti pastorali, così la pastorale può anche assumere modalità consultoriali e può avere, come li ha e sono palesi, esiti umani temporali. A conferma che essi non sono in conflitto, ma co-orientati bene personale e sociale.

Non è questo il luogo per addentrarsi in modo approfondito nella ricchezza dei contenuti di questa illuminante allegoria-parallelismo del consultorio-locanda, nei personaggi, nei gesti, nei simbolismi materiali, nelle parole, a cominciare dai motivi del dialogo del dottore della legge con Gesù per finire con la conclusione: Vai e fai anche tu lo stesso. Tali contenuti vanno dalla ricerca del senso della vita, al coinvolgimento, alla presa in carico, all’affidamento, alla fiducia, alle azioni da compiere, alla gratuità disinteressata, alla sollecitazione a compiere bene le cose, che sarà certamente ricompensata. Si evidenzia però, come del resto nelle parabole evangeliche, la bellezza della doppia portata dei suoi contenuti: il valore delle cose e delle azioni nel tempo della creazione e il valore dei significati di contenuto spirituale e trascendente, peraltro convergenti tra loro. L’ispirazione cristiana, infatti, ha come centro propulsore il Cristo, cioè il Dio fatto Uomo, secondo l’umanità di tutti gli uomini e di tutte le donne, che il consultorio si adopera ad accogliere nel frangente umano della storia personale e di coppia.

L’ispirazione cristiana, non sbandierata ma virtuosamente applicata alla realtà di fatto della persona sia nel metodo che nei riferimenti agli ideali dei rapporti interpersonali, amplia la portata del consultorio, ne sviluppa le potenzialità, porta in profondità l’idea stessa di consultorio familiare, andando incontro ai desideri fondanti la persona ed il soggetto che dialoga il suo frangente esistenziale, che sa di progetto, di problema, di sofferenza e forse di dolore, verso la libertà partecipata, propria dei suoi affetti, aperta all’umano e al religioso della sua intimità.

Questo pone lo specialista del consultorio davanti ad un impegno che esige un rinnovamento costante nella componente culturale, professionale e spirituale, sia in ordine all’umano che al religioso, con attenzione alle trasformazioni in atto nell’umanità e al bisogno di sinergie per dare risposte umanizzanti tanto alla volontà di bene presente negli uomini e nelle donne quanto ai problemi che insorgono nella loro vita matrimoniale e familiare.

L’esigenza di rinnovamento è stata perseguita in vari modi dalla CFC al suo interno, lungo la sua storia, e negli ultimi anni mediante la propria Scuola di Formazione. Ultimamente possiamo registrare che quello che si potrebbe denominare il “modello consultoriale” in un certo senso è stato esportato all’esterno della CFC, con il coinvolgimento di questa in corsi di formazione di esperti in consulenza familiare attivati presso istituti universitari, in particolar modo presso l’Università Lateranense e presso l’Istituto teologico per le scienze del matrimonio e della famiglia, in sinergia con l’Università Cattolica e dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Familiare. La collaborazione con quest’ultimo, lungi dall’essere confusiva, illumina la distinzione e la possibile confluenza tra il campo consultoriale e quello pastorale in ordine al bene della persona. Mentre la metodologia del primo può aiutare il secondo, lo spirito del secondo può animare il primo.

A tal proposito, come testimonianza, sono significative le parole di una esperta di consultorio che negli anni ha maturato e applicato la seguente idea: “L’operatore del consultorio, di qualsiasi consultorio, qualsiasi ruolo occupi, deve tener presente nel suo quotidiano lavoro di consulenza e tentare di incarnare, cioè di far suo, caratteristiche del tratto pastorale: entrare in rapporto personale di conoscenza con l’altro, entrare per quanto possibile nel vissuto, nel sentire della persona che si ha di fronte o, meglio, mettersi al suo fianco e sostenerla nel trovare ciò che la possa rendere libera. Egli si sforza di ricondurre all’unità le risorse della persona e della famiglia, come il pastore raduna le pecore per metterle al sicuro e rimetterle in cammino, si adopera per trovare un buon pascolo, cerca chi si è perso. Egli “tiene presente tutto quello che gli viene per le mani” rispettando la persona, come il pastore guarda al campo e all’orizzonte, alla pecora e all’agnello, studia la strada migliore, vede in che modo lei può realizzare se stessa nel dialogo di voci reciprocamente riconosciute e ascoltate”.

La sinergia per il bene della famiglia e, pertanto, per il bene della società, ha consentito di “esportare”, adeguandola alla realtà greca, l’idea stessa di consultorio. È nato così, tra aprile e maggio di quest’anno, il Consultorio Familiare di Atene, frutto della collaborazione tra Caritas, Ufficio nazionale di Pastorale familiare e CFC in Italia ed, in Grecia, tra le Chiese locali. In questo nostro sito della CFC possiamo leggere i dettagli e i nomi dei protagonisti di questa bella iniziativa. È forse questo il primo seme, fuori dall’Italia, della missione della CFC e dei suoi consultori? C’è da augurarselo, come già auspicato in passato.

Questo c’è nell’idea e nelle dinamiche concrete del consultorio familiare con il valori temporali e spirituali del suo agire. Con la dignità dei suoi utenti e dei suoi specialisti, che Don Edoardo rappresentava e difendeva con fedeltà al mandato e determinazione per la missione del consultorio e, in casi speciali, sapeva farsi umile pellegrino e samaritano al fine di salvaguardare la storia di esperienza professionale, di dedizione e di volontariato operante in un territorio. Importante per lui era far emergere l’altro, chi realmente e concretamente svolgeva il servizio, lodandone l’operato. Sostanzialmente schivo, servizievole, rasserenante, inclusivo e mediatore, all’occorrenza sapeva mettersi in secondo piano. Per esempio nella celebrazione eucaristica, preferiva far presiedere ad altro sacerdote presente, riservandosi egli la concelebrazione. Questo, ovviamente, avveniva sempre quando partecipava l’Assistente Ecclesiastico.

Le sue omelie, brevi e dense di spiritualità, in occasione degli incontri istituzionali, avevano un’applicazione consultoriale, non artificiosa, ma consequenziale e applicativa della Parola alla contingenza del momento. Anche esse contribuivano a formare un volontariato ed un laicato cristianamente ispirato, composto da specialisti professionalmente preparati, e intenzionalmente capaci di agire secondi gli ideali e gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, anche attraverso la prestazione di servizi, come da Statuto della CFC.

In questo sguardo a ritroso si vanno raccogliendo in unità particolari significativi di cui è ricca la figura di don Edoardo. Amante della sua terra e aperto al mondo, con la passione tutta familiare per la bici e pronto a spostarsi rapidamente ove necessario, curava la riservatezza e gustava della convivialità amicale, aveva a cuore la piccola realtà e respirava la Chiesa, portato alla concretezza era innamorato dell’arte (una piccola tappa personale concordata sarebbe stata Medole nel Mantovano per visitare la magnifica pala di Cristo Risorto della grande e bella chiesa parrocchiale del Tiziano e che correda questo scritto).

Se l’eredità di Don Edoardo è grande, grande diventa il nostro compito nel portare avanti la missione affidata alla CFC, non da adesso ma dal suo nascere, che si concretizza nell’azione del consultorio familiare, l’avere cura della famiglia, non da adesso ma dalla stessa idea da cui esso scaturisce in una Europa dilaniata dalla guerra, segnata da genocidi che puntavano a distruggere il cuore della generazione dei popoli e del genere umano, la famiglia. Assistiamo e siamo dentro ad un cambiamento di epoca, che abbonda di segni contrastanti di novità. Assistiamo e siamo pure dentro a fenomeni che spingono verso un’Europa contratta, nella politica, nell’economia, nella convivenza sociale, nella generatività, pur se sono vivi e vivaci in essa i testimoni della contestazione e della messa in guardia da quella contrazione.

Ancor più in questa Europa c’è bisogno di famiglia, che di suo significa apertura, fiducia nel futuro, progettualità, rinnovamento, interazione. Ancor più in questa Europa c’è bisogno di famiglia, che la sappia ricostruire nei suoi valori, come ricostruì i popoli dell’Europa dalle macerie materiali e morali di una sanguinosissima guerra che era entrata drammaticamente in tutti i focolari.

Ancor più abbiamo bisogno di consultori familiari che con speranza, lungimiranza, umiltà e fiducia nei contesti di oggi, sappiano attualizzare costantemente la felice intuizione di Don Paolo Liggeri in piena guerra mondiale.

Il consultorio familiare, luogo privilegiato delle scienze applicate del matrimonio e della famiglia, luogo di presa in carico, discernimento e di possibile ritorno al futuro personale e familiare pensato, progettato e amato, luogo di diritto e carità, luogo di impegno civile e cristiano, servizio pubblico e locanda evangelica, ha in don Edoardo, uomo e prete per i tempi nuovi con il cuore nel pensiero e nell’azione, un testimone credibile al quale guardare e nel quale riconoscersi come esempio di dedizione e di stima e credito nella famiglia, luogo e segno efficace di futuro.

Pantaleo Nestola

Roma, 9 Agosto 2019,

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Vergine e Martire, Patrona d’Europa.

 

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