"I consultori familiari in questi quarant’anni si sono posti a fianco delle famiglie con l’attitudine del buon samaritano, aiutandole ad attraversare le numerose sfide che hanno contrassegnato l’attuale cambiamento d’epoca."

AlgeriEdoardo1Dal vangelo di Marco 4, 26-27

Così è il Regno di Dio: come un uomo che getta il seme nel terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo poi la spiga poi il chicco pieno nella spiga e quando il frutto è maturo subito egli manda la falce perché è arrivata la mietitura.

Commento di don Edoardo:

«Dovremmo imparare dal contadino, dalla sapienza del lavoro compiuto con le proprie mani. Si tratta anzitutto di “fare la propria parte”, di non sottrarsi alla fatica nei giorni in cui sembra un “lavoro inutile”, senza immediati risultati. La pazienza è un “patire il tempo” e il vuoto, di un’opera che non è tutta e solo nelle nostre mani, i cui tempi sfuggono alla nostra fretta e al nostro bisogno di controllo e di rassicurazione. Ma proprio per questo, fatta la nostra parte, possiamo riposare in pace, perché c’è un tempo che ci viene incontro “spontaneamente”, indipendentemente da noi. Se la guardiamo dalla nostra parte, la storia comincia dal principio, se la guardiamo dalla parte di Dio, comincia dalla fine. Così, nella pienezza del tempo è venuto il Figlio e gli uomini hanno capito che il tempo era giunto alla propria pienezza, proprio per la sua presenza che lo portava a compimento. Attendere, per noi è “fare la propria parte” con pazienza, senza perdere il tempo della gioia, la sorpresa lieta dei segni con i quali la sua venuta ci è anticipata nella grazia del tempo. Fatica e gioia, lavoro e letizia camminano insieme».

da E. Algeri, Servire la famiglia edificare la Chiesa, Capitolo 23, Attendere, Meditazione in preparazione al Natale per gli operatori della rete dei Consultori anno 2015, pag. 292-293

 

Riflessione di don Renzo Caseri:

«Voglio richiamare alcune frasi di quanto ha scritto don Edoardo perché mi sembrano molto significative della sua personalità. Questo “fare la propria parte”: sicuramente lui ha fatto una parte importante, si è buttato corpo e anima nel ministero e nel lavoro che gli era stato affidato, confidando nel fatto questa opera non fosse sua, ma del Signore. Tuttavia, proprio grazie a lui, le sue capacità, le sue doti, la sua generosità, ha potuto fare molto per tanti di noi e per tante persone, che lui stesso non ha conosciuto direttamente, ma che hanno potuto beneficare dell’aiuto prezioso offerto dalla rete dei consultori, la Fe.L.Ce.A.F e la Confederazione Italiana Consultori di ispirazione cristiana, di cui era presidente. Così è stato per la pastorale della famiglia che ha saputo rinnovare in diocesi di Bergamo e in Lombardia, vedendo nella famiglia una risorsa per la società e una ricchezza per la Chiesa. Mi ha colpito anche quando dice che dobbiamo: “fare la nostra parte perché poi possiamo riposare in pace”. Quasi una anticipazione di quello che ora ha ricevuto in dono dal Padre la pace eterna, anche se nel nostro cuore avremmo voluto averlo con noi ancora a lungo. “Poteva ancora fare tanto bene” mi è stato detto da un operatore suo amico. Ho trovato una spiegazione a questa sensazione quasi di ingiustizia per la sua morte prematura e per tutto quello che ancora poteva fare, leggendo quando scrive: “se guardiamo la storia dalla nostra parte comincia dal principio e va verso la fine, ma se la guardiamo dalla parte di Dio comincia dalla fine”. Penso sia una frase che dà molta speranza alla sua vita e a chi ci ha lasciato troppo presto. A volte mi sono chiesto perché interrompere una vita così piena di attività, così ricca di relazioni, così bella di significato?

La morte che arriva all’improvviso mentre fai ciò che ti piace e interrompe ogni cosa, nemmeno il tempo per un saluto. Però Dio vede le cose in un altro modo, partendo “dalla fine”. Allora forse guardando così la sua morte non è stata una fine, ma un inizio. Don Edoardo agli occhi di Dio era già pronto per questo compimento, questa pienezza di vita che il Signore riserva per ciascuno di noi. Il Signore, che ce lo ha donato, ha portato a piena maturazione ogni cosa che lui ha fatto.

In questa fase della nostra vita, in cui anche noi attendiamo l’incontro con il Padre e nel quale ritroveremo anche con don Edoardo, cosa possiamo fare? “Fare la nostra parte con pazienza senza perdere il tempo della gioia”. Molto bello questo suo proposito. C’è un compito che è solo nostro e va svolto con puntualità e dedizione, ma senza perdere la gioia che ogni attimo custodisce. Don Edoardo riusciva a fare tante cose in una giornata, ma non si è mai fatto ‘mangiare’ dalle cose, sapeva trovare il tempo dell’incontro gratuito, dello stare insieme, della fraternità, della gioia condivisa. Sapeva stare in Chiesa, in consultorio o in ufficio, donando tempo e energie, ma poi sapeva stare in famiglia tra gli amici con spensieratezza e allegria.

Leggo: “La sorpresa lieta dei segni con i quali la sua venuta ci è anticipata nella grazia del tempo”, sembra una frase poetica, nella quale la grazia del Signore si rivela nel tempo e prima di tutto nelle relazioni che rendono bella la nostra vita. Proviamo a pensare ai segni o al segno che lui ha lasciato, non sono forse momenti di grazia? Quei legami che lui ha saputo coltivare, le amicizie profonde, gli incontri che ognuno di noi aveva piacere di avere con lui non sono forse anticipazioni nel tempo di un amore più grande che ci attende e di lui ora è parte? Suggerisco infine un piccolo programma spirituale, per stare dentro con passione e amore, in quello che quotidianamente svolgiamo nella frase: “Fatica e gioia, lavoro e letizia camminano insieme”. Saper tenere insieme, cioè ‘comporre’, la fatica quotidiana con la gioia per quello che siamo riusciti a fare, il dovere del lavoro con la letizia di averlo potuto compiere a favore degli altri, la pazienza necessaria con l’umiltà di attendere i frutti a suo tempo. Spesso ciò che ci logora è voler vedere subito i risultati, quello che ci delude è l’incomprensione e ciò che ci scoraggia è la non collaborazione, ma anche questo fa parte del camminare insieme. Lui, a mio parere, ha saputo mettere al primo posto la collaborazione sincera e il cammino condiviso. Buon cammino nel ricordo del nostro caro amico don Edoardo.

 

Signore, a te è possibile ciò che è impossibile agli uomini:
crediamo che tu cammini con noi nell’oscurità dei nostri giorni;
crediamo che ti farai strada dentro le nostre paure;
crediamo che darai compimento ai nostri desideri di vita…
Crediamo che ci farai dono di un mondo
nel quale il leone e l’agnello pascoleranno insieme;
nel quale tutte le fami saranno saziate dal pane della solidarietà;
nel quale tutte le lacrime saranno asciugate,
perché ci sarà una mano fraterna a raccoglierle;
in cui tutte le ferite saranno curate,
perché ci saranno tanti samaritani
disposti a cambiare i loro programmi,
davanti al dolore dei loro fratelli…
Signore, come Maria, eccoci!

Preghiera composta da don Edoardo al temine di una meditazione tenuta ai seminaristi della Scuola Vocazioni Giovanili nel giugno 2009

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